Lettera da Cambridge
Giugno 1, 2007
(Cambridge,10 maggio 2007)
Alla cortese attenzione
del prof. Iginio Di Federico
Preside
ai Colleghi Membri del Consiglio di Facoltà
Caro professore,
in modo del tutto casuale ho saputo che il Consiglio di Facoltà (visto il parere positivo della commissione didattica) ha deliberato la soppressione di alcuni corsi, tra i quali quelli di Politiche Urbane e Territoriali Europee e il Laboratorio di Sintesi di Pianificazione.
Mi permetto di esprimere il mio rammarico per la decisione presa ed anche, se possibile, per il fatto che scelte così importanti – sotto il profilo della didattica e della ricerca – non sono state trasmesse ai diretti interessati.
Al di là delle problematiche finanziarie che impongono i suddetti tagli, credo sia interesse di tutti (e non solo di singoli docenti o di gruppi aggregati in aree disciplinari) fare fronte a simili decisioni avendo predefinito un progetto didattico e culturale che tenga conto della pluralità degli interessi che un architetto, correttamente formato, dovrebbe – in modo non sporadico – coltivare, sapendo che il proprio operato non si eserciterà solo nel chiuso di uno studio di provincia ma contribuirà a modificare, in modo a volte drammaticamente indelebile, il territorio, di cui spesso non sa proprio nulla.
La riflessione su queste scelte non possono non tenere conto anche di ciò che ho modo di verificare di persona in questi giorni assistendo agli esami finali degli studenti della Graduate School of Design di Harvard, notoriamente la facoltà più importante al mondo proprio per la ricerca sul progetto di architettura.
Ciò che si evince dalle discussioni a cui ho assistito è che gli studenti sono chiamati a dimostrare una preparazione non settorializzata che li porta ad avere una visione corretta della complessità, ma anche della bellezza, del proprio futuro lavoro. Si capisce che dietro c’è un progetto didattico ambizioso e condiviso ed è per questo che i lavori finali sono il prodotto di apporti disciplinari diversi e le discussioni che nascono per la loro valutazione risultano così interessanti.
Un simile atteggiamento l’ho potuto riscontrare anche a Barcellona, dunque in una scuola geograficamente e culturalmente più vicina alla nostra.
Ma mi fermo per non rubarvi inutilmente tempo prezioso e mi scuso, soprattutto, per l’intrusione.
Spero comunque che la discussione che si avrà anche nel prossimo consiglio possa in qualche modo considerarsi ancora aperta affinché si possa giungere a scelte utili non solo alla gestione consapevole dei fondi (cosa sempre auspicabile) ma anche al vero progresso culturale della nostra facoltà.
Un saluto cordiale e a presto,
Francesca Leder
Ex Erasmus! Riuniamoci!
Maggio 31, 2007
Apriamo le finestre!!!
Ex Erasmus! Riuniamoci per discutere di idee nuove per la faf, condividiamo
le nostre esperienze (e la colazione) e raccogliamo proposte sulla didattica
in facoltà.
Chi di noi, infatti, durante la sua esperienza all’estero non ha mai detto:
“magari anche la faf fosse così!”
E perchè non potrebbe esserlo?
Martedì 5/06 alle 9,30 ci troviamo a casa di Marco in via vegri 28 [laterale di via Garibaldi] (suonare chitti) per condividere le nostre esperienze all’estero e trovarne validi
spunti per migliorare la nostra didattica.
Accorrete numerosi!
se non sai dov’è via Vegri clicca quì!
Ci scrive uno studente: Federico Venturi
Maggio 30, 2007
“Cominciare una rivoluzione è difficile,
ancora più difficile è portarla avanti
e difficilissimo vincerla. Ma solo quando
si è vinta cominciano le vere difficoltà”
Larbi Ben M’hidi, da
“La battaglia di Algeri”
di Gillo Pontecorvo, (1966)
Reggio Emilia, 29 maggio
Amici e compagni di studi,
non posso trovarmi continuativamente a Ferrara, ma sono lì per quanto posso – fisicamente, o almeno verbalmente – informandomi presso alcuni di voi via mail e telefono; e queste mie note sono il contributo che offro all’assemblea di domani, mercoledì 30 maggio
vorrei che nello scorrere di questi giorni confusi si rafforzasse in ognuno di noi la coscienza di quanto abbiamo solidalmente affermato e chiesto nell’assemblea dello scorso martedì 22… le dimissioni di questa dirigenza, preside de iure e preside de facto…
cerchiamo di focalizzare questo punto come obiettivo imprescindibile, senza il cui raggiungimento tutte le altre richieste rimarranno lettera morta
abbiamo cominciato bene la nostra piccola “rivoluzione”, ma è solo la prima difficoltà, affrontiamo ora con tutte le capacità e le qualità che possiamo mettere in gioco le maggiori difficoltà del portarla avanti… abbiamo bisogno della calma, della saggezza, della coscienza e della forza di noi tutti… e abbiamo anche bisogno di tutta la nostra impudenza nel continuare ad affermare serenamente che il Re è nudo, e che non ci interessano le sue foglie di fico
vincere la nostra “rivoluzione” è difficilissimo perché dobbiamo misurare ogni metro da percorrere con le nostre gambe, attenti a valutare la bontà e l’efficacia di ogni aiuto esterno, di ogni apporto che non provenga da noi studenti… questo per il principio di responsabilità cui non possiamo venire meno, non stiamo cercando spalle o stampelle, ma interlocutori con cui dialogare
vi invito a considerare come la correttezza sia un concetto etico prima che procedurale, non lasciamoci ingabbiare in percorsi pensati e costruiti per rallentare, soffocare e insabbiare la nostra netta manifestazione di dissenso…
la scorsa settimana abbiamo optato per la via del conflitto… e non dobbiamo avere paura di questa parola perché non significa violenza: “il conflitto è un particolare tipo di interazione sociale in cui uno o più attori coinvolti fanno esperienza di un’incompatibilità negli scopi o nei comportamenti” (da Wikipedia)
e il conflitto fa paura a questa dirigenza… sa che se lo gestiremo bene, avrà perso e non avrà un’altra possibilità… stiamo attenti a non rimbalzare sul loro muro di gomma, stiamo attenti a ogni loro tentativo di allentare la tensione volto a far calare il sipario senza rassegnare le proprie dimissioni accettando così le proprie responsabilità
questo è l’appello che vi rivolgo, per non rivivere situazioni di tre anni fa quando – per i tempi non ancora maturi e per gli errori che, allora rappresentante, commisi – scese il silenzio su una situazione già grave che preludeva a quella odierna, ormai compromessa.
con grande fiducia,
Federico Venturi
Scrivici a archishame@gmail.com
Maggio 30, 2007
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